Ci sono siti web e blog on line da decenni, che conservano tutti (o quasi) i loro contenuti pubblicati fin dall’inizio. Poi ci sono siti come questo che, pur esistendo da oltre quindici anni, di tanto in tanto fanno tabula rasa di tutte le pagine e ripartono da zero.
Qui, a dire il vero, questa cosa succede con una certa frequenza.
Tuttavia, nell’uno e nell’altro caso c’è una cosa che accomuna tutti i siti web e tutte le risorse pubblicate e memorizzate in formato digitale su un server: prima o poi tutto andrà perduto.
Quando la civiltà attuale sarà annientata da qualche evento catastrofico, di origine antropica o meno, e quel che resterà dell’umanità si vedrà costretta a ricominciare da capo il suo percorso evolutivo, i futuri archeologi non troveranno nulla di utile scavando nella terra. Di questi bit, accessibili e visibili solo se si possiede la giusta tecnologia, non resterà niente. Non ci sarà l’Indiana Jones di turno a decifrare geroglifici, a ricostruire libri o pergamene, perché gran parte del nostro sapere, del sapere attuale, è solo in minima parte conservato in forma fisica.
Cosa resterà degli SSD e delle NMVe quando una guerra nucleare avrà ridotto in poltiglia i datacenter più importanti? Cosa ne sarà dei nostri e-book reader quando tutte le fonti di energia elettrica saranno disintegrate dalla pioggia di meteoriti che causerà la prossima era glaciale?
Come si può ovviare?
La soluzione più elementare sarebbe quella di stampare su carta (robusta) le informazioni più utili e importanti, quelle che vorremmo in qualche modo trasmettere alla civiltà che rimpiazzerà la nostra, in modo che quella gente non dovrà trovarsi a ripetere tutti i nostri errori.
Chissà, magari anche chi ci ha preceduto aveva conoscenze che a noi avrebbero fatto comodo per raggiungere un livello di civiltà superiore, ma non è riuscito a farcele arrivare. E quindi noi ci siamo trovati a ripartire da zero, dalla clava e dal fuoco, passando per il nomadismo e trovandoci ad adorare presunti dei onnipotenti ed eterni pensando che fossero i nostri creatori.
Tuttavia, non potendo stampare né trascrivere ogni singola pagina internet pubblicata dagli anni Novanta fino al prossimo disastro globale, una cosa che si può fare è quella di evitare di buttare tutto nel cloud e di usare formati complicati per memorizzare le informazioni. Molto meglio usare testo semplice, senza l’ausilio di software specifici e di supporti volatili come strani CMS e complicati database.
Dovremmo tutti scrivere i nostri pensieri, se non su carta, almeno in Markdown e salvare tutto periodicamente su un supporto non volatile. Magari i futuri Indiana Jones saranno in grado di far rivivere un hard disk o di ricostruire un lettore CD/DVD per trovare le nostre tracce.
