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Perché non ho (ancora) un canale YouTube

Da diversi mesi sto pensando di aprire un canale YouTube, ma non sono ancora riuscito a trovare né il tempo né la formula più appropriata per quelli che sono gli argomenti che ho in mente di trattare. Anche la piattaforma di hosting, ovvero YouTube, è ancora incerta a causa di alcuni motivi che descriverò in conclusione di questo post.

L’idea del canale me l’ha fatta venire mia figlia, che è stata molto meno titubante di me ed ha già il suo piccolo canale in cui pubblica video dedicati prevalentemente a Roblox.

Quali temi vorrei trattare

Di professione sono un network engineer, mi occupo soprattutto di reti, firewall e network security, ma fin dai tempi dell’università utilizzo sistemi Linux e sono un sostenitore del software libero. In più, di tanto in tanto non disdegno di scrivere qualche riga di codice per risolvere piccoli problemi. I miei linguaggi preferiti sono Ruby, C e Python, ma non mi è mai capitato di rilasciare codice al pubblico perché la qualità di quello che scrivo è abbastanza imbarazzante.

Il canale YouTube sarebbe un buon mezzo per trasmettere le mie idee e per imparare ad esprimermi meglio quando mi rivolgo a persone che non siano i miei colleghi o i miei clienti. Già riuscire a eliminare le bestemmie dalle frasi che pronuncio sarebbe un bel traguardo.

Pensavo pertanto di affrontare temi riguardanti l’informatica e la tecnologia in generale, nonché il networking e l’amministrazione di sistemi più in particolare. La programmazione la lascerei a quelli veramente capaci.

Perché non ho ancora iniziato

Qui viene la nota dolente. Non sono uno che ama improvvisare, e non sopporto di pubblicare materiale di qualità mediocre. Faccio già uno sforzo enorme a pubblicare questi piccoli post sul blog, e di tanto in tanto mi capita pure di cancellare articoli quasi pronti oppure l’intero sito web.

D’altra parte non credo di poter andare avanti così ancora a lungo perché, come si suol dire, se aspetti di essere pronto per fare una cosa probabilmente non la farai mai. Oppure anche la perfezione è nemica dell’eccellenza (in realtà ricordavo un modo di dire diverso, ma adesso mi sfugge).

Per questo motivo dovrei prendere esempio proprio da mia figlia; lei non si pone il problema, registra il video quando trova qualche minuto, me lo invia e mi chiede di pubblicarlo. Semplice, rapido, efficace.

C’è bisogno dell’ennesimo canale YouTube?

Sicuramente non c’è alcun bisogno che su YouTube o su qualsiasi altra piattaforma compaia un nuovo canale dedicato a Linux o alle reti o alla programmazione. Sono abbastanza realista da sapere che il mio contributo alla diffusione del sapere sarebbe quantomeno insignificante e superfluo. Ma infatti lo scopo primario del canale non sarebbe quello di rivelare nuove e sconvolgenti conoscenze nel settore, quanto piuttosto quello di avere un mezzo che mi permetta di migliorare alcune mie capacità attualmente poco sviluppate:

  1. la capacità di comunicare un concetto in maniera chiara, circostanziata ed esauriente;
  2. la capacità di parlare meglio in pubblico, anche quando il pubblico non è presente.

Con l’avanzare dell’età, col progredire delle intelligenze artificiali e con i rapidi cambiamenti che stanno investendo il mio settore, rimanere fermi a fare i tecnici o i consulenti senza sviluppare altre capacità, cioè le cosiddette soft skills, rischia di compromettere il futuro lavorativo con le ovvie, nefaste conseguenze.

Gli esempi da seguire

Sono un accanito consumatore di contenuti video e podcast, soprattutto su YouTube, e su questa piattaforma ho trovato canali estremamente utili e interessanti, sia nel settore dell’informatica che in altri settori di mio interesse: benessere, alimentazione, attualità e politica. Alcuni di questi canali sono tenuti in maniera professionale, dove ciascun video è frutto di molte ore di lavoro, di raccolta di informazioni, editing, montaggio, revisione dei sottotitoli e così via. Altri canali contengono invece video girati tenendo il cellulare in mano, mentre si cammina o mentre si guida, ma sono ugualmente densi di contenuti estremamente preziosi.

Come ha detto uno degli youtuber (termine che odio profondamente, quasi quanto creator) che seguo occasionalmente, se si vuole iniziare questa attività non si deve partire subito con l’idea di pubblicare video perfetti, fatti bene, montati a dovere. L’importante è partire e pubblicare il primo video; le migliorie verranno dopo, una volta preso il ritmo.

Alcuni “limiti” apparentemente insormontabili

Il messaggio è chiaro: se hai qualcosa di interessante da dire, registra il video e pubblicalo, bello o brutto che sia. Se poi hai una bella voce e sei pure telegenico, la cosa è ancora più facile. Purtroppo questo non è il mio caso: siccome solitamente parlo poco, la mia voce è un po’ fiacca e quando devo parlare a lungo faccio anche un po’ fatica.

Nulla che non si possa migliorare con la pratica, ma è comunque un ostacolo verso la pubblicazione del primo video.

La piattaforma

Come anticipato all’inizio dell’articolo, in linea di massima il mio canale sarà ospitato su YouTube. Tuttavia questo fatto mi pone davanti ad una contraddizione non trascurabile. Come sostenitore del software libero e da persona critica nei confronti delle cosiddette big tech come Google, Amazon, Meta, Microsoft e via dicendo, consegnare i miei contenuti a questi soggetti contrasta fortemente con quelle che sono le mie convinzioni.

La scelta più coerente ed eticamente corretta sarebbe quella di pubblicare il canale su piattaforme alternative come Peertube, oppure pubblicare i video direttamente su questo sito.

Tuttavia, come primo esperimento, per iniziare ed avere più possibilità di interazioni con gli altri, YouTube è la scelta più comoda ed efficace. Staremo a vedere.

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