Assalto alle piattaforme

Fabio "Kenobit" Bortolotti è venuto a Veroli a presentare il suo "Assalto alle piattaforme", libro in cui parla di piattaforme social commerciali, di fediverso e di come ripensare la nostra presenza on-line grazie al software open-source.

Condividi
Assalto alle piattaforme
Porzione superiore della copertina del libro "Assalto alle piattaforme", di Kenobit.

E' l'una di notte di venerdì 17 luglio, quindi tecnicamente è già sabato. Fa caldissimo e a pochi metri da casa mia si sta svolgendo il IV Street Food Festival, con musica dance a tutto volume. Tra l'altro oggi ho bevuto ben quattro caffè, che per uno come me che non metabolizza la caffeina vuol dire che non mi addormenterò prima delle cinque del mattino.

Date queste premesse, quale migliore occasione per resuscitare questo blog e raccontare della visita di Kenobit a Veroli per presentare il suo libro "Assalto alle piattaforme"?

Chi è Kenobit?

Conoscevo Kenobit solo tramite nickname ed esclusivamente per il suo ruolo di ideatore/cofondatore/amministratore di "Livello Segreto", un'istanza Mastodon italiana dedicata prevalentemente al gaming.

Oggi ho scoperto che Kenobit, al secolo Fabio Bortolotti, è molto più famoso come musicista, come si evince chiaramente dalla sua biografia sul suo sito web.

L'incontro in terrazza

Come detto, Fabio è venuto a presentare il suo libro, in un incontro moderato da Daniele Pigliacelli. La partecipazione all'evento non è stata particolarmente numerosa, tuttavia la chiacchierata è stata comunque interessante.

La platea era un po' impreparata in materia di fediverso, di conseguenza la chiacchierata è stata poco tecnica e più incentrata sull'impatto sociale che le piattaforme commerciali esercitano sulle persone. Il sindaco, seduto ovviamente in prima fila, non mi è sembrato particolarmente interessato al discorso, quindi il suo contributo è stato sostanzialmente nullo.

In queste condizioni, nonostante la buona volontà del moderatore, l'incontro si è svolto senza un grosso coinvolgimento del pubblico e si è concluso per sopraggiunti limiti di tempo, tutt'altro che generosi.

Fortunatamente, mentre tutti gli altri defluivano rapidamente verso l'uscita, io e un altro manipolo di nerd siamo rimasti a chiacchierare con Fabio delle questioni più interessanti.

Il fediverso non è un'alternativa alle piattaforme commerciali

La cosa che maggiormente mi premeva chiedere a Kenobit era relativa alla sostenibilità delle piattaforme open-source che, con le loro istanze, formano il fediverso: tanti piccoli nodi indipendenti, ciascuno con le sue regole e i suoi iscritti, che però interagiscono e si "vedono" tra di loro.

Il problema, secondo me

Se un gruppo di persone, di amici, di concittadini o chiunque abbia un qualche interesse in comune decide di avviare un'istanza Mastodon, non ci sono grossi problemi. Un'istanza con poche decine o centinaia di utenti si esegue con un piccolo VPS da poche decine di euro al mese, ma chi la amministra deve comunque prestare attenzione alla sua manutenzione.

Se però l'istanza cresce ed inizia ad attirare migliaia o decine di migliaia di utenti, allora le cose cambiano. Serve un server più potente, è necessario monitorarne le risorse, eseguire operazioni di manutenzione più frequenti e preoccuparsi di tenerlo in salute e al sicuro. Anche l'impegno necessario alla moderazione dei contenuti può non essere del tutto trascurabile.

In questa situazione aumentano i costi materiali e, probabilmente, bisognerà trovare qualcuno che si dedichi a tempo pieno alla gestione del sistema, quindi si potrebbe presentare l'esigenza di trovare i soldi necessari, ad esempio tramite donazioni o quote associative.

La visione di Kenobit

Il punto di vista di Fabio, invece, è differente. Un'istanza Mastodon, o di qualsiasi altra applicazione federata, non deve replicare l'esperienza della sua corrispondente commerciale (Twitter, Facebook, YouTube, Instagram, ecc.), ma è un mondo a sé fatto dei soli utenti accomunati da una passione, un'attività, un interesse. Pertanto non ha senso "scalare" sul numero di utenti; la peculiarità del fediverso sta nella decentralizzazione e nell'interazione di tante piccole istanze, non di poche e enormi.

La privacy

Il tratto caratteristico del software open-source col quale si realizza il fediverso sta nell'assenza di tracciamento degli utenti, nell'esperienza totalmente cronologica e priva di algoritmi di selezione e nell'assenza di pubblicità.

A differenza di quanto avviene con le piattaforme commerciali, non c'è un'azienda con finalità di lucro che colleziona e rivende i dati degli utenti per monetizzarli, tantomeno per sostenere campagne di disinformazione o di influenza politica.

C'è però una questione che non può essere trascurata. Il fediverso ti mette al riparo (più o meno) dal monitoraggio delle big tech. Dico "più o meno" perché, senza le dovute precauzioni, tutti i contenuti presenti sulle istanze del fediverso sono comunque pubblici e a rischio scraping. Ma il problema non è questo.

Il problema è che l'amministratore di un'applicazione come Mastodon, Peertube, Pixelfed, ecc., che lo voglia o no, ha a che fare con i dati personali dei suoi utenti. Il semplice indirizzo di posta elettronica, necessario per iscriversi, costituisce un dato personale, come anche la password utilizzata per loggarsi (anche se memorizzata sotto forma di hash). Un accesso abusivo al database degli utenti di un'istanza rappresenta un incidente che va notificato a tutte le persone coinvolte, come previsto dal GDPR. A seconda dei casi, inoltre, un'istanza potrebbe anche dover nominare un DPO, ovvero un responsabile della protezione dei dati. Insomma, il semplice uso di un'applicazione open-source non è automaticamente garanzia di privacy e sicurezza dei propri dati.

Pertanto, anche quello di mantenere la sicurezza e di rispettare il GDPR può essere annoverato tra i costi e gli oneri di chi gestisce una simile applicazione.

In conclusione

Sebbene condivida pienamente la visione di Fabio a proposito della natura e dello scopo delle applicazioni del fediverso, non mi sento di affrontare con troppa superficialità la questione dei costi e della necessità di reperire con regolarità i fondi per gestirle.

Senza fondi e senza persone che possano dedicare tempo di qualità alla gestione delle istanze, si rischia l'abbandono o, peggio, la razzia di dati da parte dei teppisti del web. Sarà forse per questo che, nonostante i buoni propositi, non sono mai andato fino in fondo con l'idea di pubblicare né un'istanza Mastodon né un forum da far usare ai miei (ex) concittadini.